Ci sono momenti in cui i frammenti della vita sembrano non tenersi più insieme e ci restituiscono un’immagine in cui non ci riconosciamo. Appaiono crepe che incidono in noi vuoti dolorosi.
Eppure, se osservate con sguardo morbido e paziente, quelle stesse ferite possono rivelarsi feritoie: aperture da cui scorgere paesaggi inattesi, immaginare possibilità e riconoscere nuove direzioni.
Non si tratta di negare o rimuovere la ferita, ma di ascoltarla, prendercene cura, esplorarne le radici e interrogarne il significato.
Si può così aprire un passaggio, un varco che indichi nuove possibilità di espressione e integrazione di diverse parti di noi, e che, nel tempo, può trasformare ciò che oggi fa soffrire in una via verso una forma più autentica di sé, una relazione più viva con il mondo, un’esistenza più ampia e significativa.